Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto


2/3-2018



Indice


studi

Paolo Grossi, Storicità versus prevedibilità: sui caratteri di un diritto pos-moderno

Vincenzo Ferrari, Bobbio e il suo mondo nella lettura di un allievo

Angelo Antonio Cervati, Mutamento dei valori, storia del diritto e interpretazione del presente

Daniele Maria Cananzi, Le ragioni della pace e della guerra, leggendo Giorgio Del Vecchio

Guido Alimena, La prima “apparizione” della Rechtslehre kantiana

Marco Q. Silvi, Funzione dell’atto giuridico e interpretazione

Alessandro Cortesi, Rileggere la nuova teologia politica a partire da Metz e Peters

Maria Isabel Garrido Gómez, Pluralidad y unidad de la Filosofía del Derecho



Note

Rudi Di Marco, Responsabilità professionale: principii dell’arte medica e protocolli della pratica clinica



SCHEDARIO

Leonardo Di Carlo, Teoria istituzionale e ragionamento giuridico, Giappichelli, Torino 2017, pp. 352 (Francesco Biondo) – Giovanni Turco, Razionalità e responsabilità. Il pensiero giuridico-politico di Cornelio Fabro, Studium, Roma 2016, pp. 258 (Paolo Savarese) – Aldo Rocco Vitale, L’eutanasia come problema biogiuridico, Franco Angeli, Milano 2017, pp. 212 (Ferdinando Raffaele)




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Storicità versus prevedibilità:

sui caratteri di un diritto pos-moderno

Paolo Grossi


Abstract

L’Autore in questo scritto dà conto del passaggio dalla prevedibilità del diritto, corollario di quella certezza inseguita dalla modernità giuridica, al riconoscimento della storicità propria di quello che definisce l’attuale tempo pos-moderno. Al riduzionismo legalistico di cui la modernità giuridica si è servita per costruire le sue mitologie, l’Autore oppone la dimensione fattuale del diritto, evidenziata oltre un secolo fa da Santi Romano. Ciò è illustrato attraverso due esempi: un fatto sociale, il lavoro, e un fatto strutturale ed economico insieme, la cosa/terra quale fattore produttivo. Il riconoscimento della fattualità del diritto comporta, peraltro, il riconoscimento della sua storicità, da intendersi come continua disponibilità al mutamento delle forme del diritto, che dovranno conformarsi alla complessità e alla variabilità della società. In questo senso la Costituzione del ’48, riconoscendo il pluralismo ordinamentale e la presenza di norme-principio, è testimonianza di una visione del diritto autenticamente storica.


In this essay the Author draws the shifting from the predictability and the certainty of the modern law to the historicity of post-modern law. The Author sets against the legalistic reductionism of the modern age the factual dimension of law, highlighted by the Italian jurist Santi Romano more than a century ago. This assumption will be explained through two examples: a social fact – the work – and a structural and economic one, which is the land as a mean of production. Acknowledging the facticity of the law means acknowledging its historicity, intended as everlasting changeability of the legal forms, able to reflect the complexity of the society. The 1948 Italian Constitution, indeed, testifies this deeply historical conception of law, both by recognizing the legal pluralism and the principles.




Bobbio e il suo mondo nella lettura di un allievo

Vincenzo Ferrari


Abstract

Il saggio, prendendo le mosse da un recente volume di Mario Giuseppe Losano, ripercorre la biografia intellettuale di Norberto Bobbio, ponendone in luce e discutendone aspetti centrali: dalle prime opere del filosofo torinese, caratterizzate da una inziale adesione alla corrente fenomenologica, sino alla rivalutazione del pensiero di Hans Kelsen, per poi tracciare un ritratto di Bobbio pensatore politico del socialismo liberale italiano.


The essay draws an intellectual portrait of Norberto Bobbio, starting from a recent book by Mario Giuseppe Losano; crucial items of Bobbio’s thought are inspected: from the first books, marked by a phenomenological approach to legal philosophy to his appreciation of Hans Kelsen’s legal theory; finally, Bobbio’s political thought – as a liberal-socialist – is highlighted.




Mutamento dei valori, storia del diritto

e interpretazione del presente

Angelo Antonio Cervati


Abstract

In questo saggio l’Autore riflette sul ruolo esercitato da Alessandro Giuliani nella promozione della conoscenza storica del diritto per la comprensione filosofica di problemi attuali. Giuliani ha avvertito una forte vocazione per la storia e per la filosofia del diritto e, pur incentrando la propria riflessione sul mutare del ruolo dei giuristi nel corso della storia, non ha rinunciato alla ricerca di alcune costanti nelle diverse esperienze storiche e etiche. Il suo interrogarsi sulle origini delle dottrine del diritto e sul mutare delle connessioni tra diritto, politica e economia finisce per porre in primo piano il contenuto dei valori etici che il diritto incorpora.


The writing focuses on the role played by Alessandro Giuliani in highlighting how the historical knowledge might reach a philosophical comprehension of contemporary topics. Giuliani was indeed devoted to legal history as well as to philosophy of law, always questing for some persistent features underneath the everchanging role of jurists in the history. His scholarship about the origins of legal doctrines and the relationship between law, politics and economy led to stress the content of moral values embedded by law.




Le ragioni della pace e della guerra,

leggendo Giorgio Del Vecchio

Daniele Maria Cananzi


Abstract

Questo lavoro intende riflettere sull’attualità (e sull’inattualità) delle riflessioni di Giorgio Del Vecchio sulla guerra, a partire da un suo scritto del 1915, Le ragioni morali della nostra guerra, in cui viene ricercata una giustificazione morale della Grande guerra, al di là delle possibili ragioni giuridiche.

Le conclusioni di Del Vecchio, che si prestano di certo a molte obiezioni, costituiscono tuttavia l’occasione per indagare l’accadimento bellico come momento – non irripetibile – dell’esperienza umana e giuridica, che tuttora rievoca i medesimi interrogativi. Fino a che punto la difesa di un bene è lecita? I mezzi sono sempre sacrificabili al fine o ai fini? Un torto commesso per conto e in nome dell’umanità smette di essere torto o cede nella sua essenza?


In this paper the Author quests the actuality (or the non-actuality) of the 1915 Giorgio Del Vecchio’s essay, Le ragioni morali della nostra Guerra, in which the Italian legal philosopher seeks for a moral justification of the First World War, beyond any legal argument.

His last words are of course questionable but lead us to investigate the war as a specific and constant feature of human experience, always rising the very same issues.

To what extent is the defense of a good allowed? Are the means always expendable for the end or the ends? Does a tort done on behalf of common good end to be a tort, or does it change its nature?




La prima “apparizione” della Rechtslehre kantiana

Guido Alimena


Abstract

La storia editoriale della Rechtslehre kantiana è stata complessa e oscura, tanto da aver diviso alcuni autorevoli interpreti sull’anno di pubblicazione dell’opera: 1796 o 1797? Incertezza che caratterizza in generale altre opere letterarie del tardo Settecento, epoca in cui l’editoria tedesca e le fiere lipsiensi del libro sono coinvolte in un delicato processo di trasformazione. Il presente contributo, quindi, intende provare a rispondere all’interrogativo appena ricordato, ripercorrendo le fasi salienti di una vicenda editoriale in cui, sia detto subito, la vecchiaia di Kant ha giocato un ruolo solo marginale, se confrontata alla “vecchiaia” del suo progetto giusfilosofico. La pubblicazione della Rechtslehre, di fatto, è stata attesa per anni, nel corso dei quali, però, alcuni dei suoi principi, una volta diffusi attraverso le lezioni universitarie del filosofo, sono stati assimilati e pubblicati da altri studiosi. E ciò, con ogni probabilità, sta alla radice della controversa “apparizione” dell’opera kantiana.


The editorial story of the Kantian Rechtslehre has been complex and obscure, to such an extent that some authoritative interpreters are divided on the year of the work publication: 1796 or 1797? Uncertainty that generally characterized other literary works of the late eighteenth century, when both German publishing industry and the Leipzig book fairs were involved in a delicate process of transformation. The present contribution, therefore, is meant to answer the question just mentioned, retracing the main phases of an editorial story in which, we can’t deny, Kant’s old age played only a marginal role if compared to the “old age” of his jusphilosophical project. As a matter of fact, the publication of the Rechtslehre has been awaited for years, during which, however, some of the principles put forward there, once disclosed through the philosopher’s university lectures, have been assimilated and published by other scholars. Hence probably the controversial “appearance” of the Kantian work.




Funzione dell’atto giuridico e interpretazione

Marco Q. Silvi


Abstract

Il presente lavoro vuole fornire un contributo alla costruzione di una filosofia dell’atto giuridico, muovendo dalla prospettiva dell’attività con cui l’interprete individua la funzione, la ratio, di un atto. Aderendo a una concezione che intende gli atti giuridici come declinazioni di atti del linguaggio ordinario, i cui elementi essenziali sono, in qualche modo, presupposti da (e/o riprodotti ne) la disciplina positiva degli atti giuridici, l’analisi che si compie, nella predetta prospettiva, consente di chiarire meglio due temi rilevanti: (i) l’idea che un atto giuridico può essere concepibile come una forma tipica di azione, uno strumento per realizzare un certo interesse tipico a discapito di altri; (ii) la rilevanza per il diritto dei possibili scopi, individuali e particolari, per cui un certo atto giuridico può essere in concreto utilizzato. La prospettiva dell’interprete, invece, dice poco sugli scopi illocutori degli atti linguistici presupposti da quelli giuridici, sia perché non è questo, normalmente, tema di interesse per l’interpretazione giuridica, sia perché sono gli scopi illocutori del linguaggio ordinario a rendere possibile la costruzione degli atti giuridici e la loro interpretazione.


This paper aims to make a contribution to the philosophy of legal acts, starting from the perspective adopted by legal interpreters when dealing with the function, the ratio, of legal acts. According to the thesis that legal acts are a peculiar type of speech acts, the essential elements of which are presupposed by (and/or incorporated in) the positive regulation of legal acts, my analysis clarifies two important themes: (i) the idea that a legal act is an artefact we can use to pursue a typical interest; (ii) the relevance, to the law, of the individual and particular purposes which we can achieve when we use a legal act. The point of view of legal interpretation, instead, does not have relevance to the illocutionary purposes of speech acts presupposed by legal acts, because the illocutionary purposes themselves make the construction of legal acts and their interpretation possible.




Rileggere la nuova teologia politica

a partire da Metz e Peters

Alessandro Cortesi


Abstract

All’interno del presente saggio, l’autore intende illustrare alcuni fra i principali temi sviluppati dalla c.d. “nuova teologia politica”, come proposta da Johann Baptist Metz ed ulteriormente portata avanti dal suo allievo ed amico Tiemo Rainer Peters. Metz e Peters sono due teologi domenicani che guardano alla fede nel tempo della contemporaneità, laddove la teologia ha una pesante responsabilità politica, una sua propria missione pubblica all’interno della storia. La “nuova teologia politica” propone di guardare a Dio attraverso uno sguardo diretto all’umanità e soprattutto a coloro che soffrono. La stessa cristologia andrebbe concepita come azione in campo sociale. La riflessione di Metz inizia a partire dalla memoria delle vittime e pone il primate della prassi. Peters, sulla scia degli insegnamenti di Dietrich Bonhoeffer, approfondisce le intuizioni di Metz, in particolare quelle circa la necessità di una cristologia “dopo Auschwitz”.


Within the present essay, the author wishes to depict some of the most important topics, among those which have been developed by the so-called “New Political Theology”, as proposed by Johann Baptist Metz and furtherly expanded by his pupil and friend Tiemo Rainer Peters. Metz and Peters are two Dominican theologists who look at faith in the time of today, when theology has a tough political responsibility, a public mission of its own within history. The “New Political Theology” proposes to look at God by looking at humanity and especially at those who suffer or suffered and died. Christology itself should be conceived as an action in the social field. Metz’s reflection begins from the memory of the victims and set the primacy of practice. Peters, following the teachings of Dietrich Bonhoeffer, enhances Metz’s intuitions, especially those about the need for a christology “after Auschwitz”.




Pluralidad y unidad de la Filosofía del Derecho

Maria Isabel Garrido Gómez


Abstract

El punto de partida de este artículo es la consideración de los diversos planos del conocimiento jurídico, analizando de manera particular las relaciones entre los saberes filosófico y científico. A continuación, se pone de relieve la importancia del conocimiento crítico por parte de la Filosofía del Derecho y de entenderla como producto de la historia, todo ello desde una visión unificadora de la citada disciplina. Finalmente, se reflexiona sobre la pluralidad de contenidos y fines de la Filosofía del Derecho, para terminar con una serie de conclusiones, entre las que destacan las tesis de que la Filosofía del Derecho debe ir más allá del planteamiento científico y la defensa de la interdimensionalidad de sus contenidos y temas.


The essay analyses the relation between science and philosophy in its different perspectives, mainly in legal philosophy and legal theory. Furthermore, starting from a unifying vision of legal philosophy, it is underlined the role played by critical approach to scientific knowledge as a historical yield. Finally, plurality of contents and goals of legal philosophy as whole is considered, conclusions follow, especially that legal philosophy must be understood – because of its variety of items and contents – as multi-dimensional branch of knowledge.




Responsabilità professionale:

principii dell’arte medica e protocolli della pratica clinica

Rudi Di Marco


Abstract

Il problema della responsabilità medica impone di chiarire preliminarmente quale sia la natura e la funzione della medicina; esso impone, quindi, di dire innanzitutto se la medicina medesima debba essere intesa come un’arte in senso classico o se essa debba essere considerata come una scienza in senso galileiano. L’approccio alle linee guida e alla disciplina legislativa, dunque, come prima ancora la qualificazione del rapporto paziente-medico, richiedono un esame autenticamente gius-filosofico, il quale indaghi la natura della fisiologia e della patologia, l’essere in sé della terapia, la differenza tra cura e assistenza et coetera.


The problem of medical responsibility requires the preliminary clarification of the nature and function of medicine; it imposes, therefore, first of all to say if medicine itself is to be understood as an art in the classical sense or if it should be considered as a science in the galilean sense. The approach to the guidelines and the legislative discipline, therefore, as before even the qualification of the relationship between patient and physician, require an authentically philosophical examination, which investigates the nature of physiology and pathology, the being in itself of therapy, the difference between care and assistance et coetera.